Il capolavoro della panificazione pugliese: dorati, friabili e dal profumo d'olio EVO: icona assoluta dell'accoglienza e dello street food tradizionale, i Taralli pugliesi (nella ricetta classica ai semi di finocchio o al naturale) sono piccoli anelli di pasta bollita prima e cotta al forno poi, la quintessenza della cucina contadina: pochi ingredienti eccellenti capaci di creare uno snack intramontabile.
I taralli pugliesi classici si riconoscono subito per la loro caratteristica forma ad anello sormontato o "intrecciato" e per la superficie leggermente lucida e dorata, priva di spaccature marcate. All'olfatto rilasciano un profumo inconfondibile di grano maturo, olio extravergine d'oliva e, nella versione aromatica più diffusa, le vivaci note balsamiche dei semi di finocchietto selvatico. Al morso non devono risultare né duri né elastici: la vera maestria sta nell'ottenere una frizione friabile e croccante che si scioglie quasi in bocca, senza lasciare residui untuosi. L'impasto tradizionale si basa su quattro pilastri della dieta mediterranea: farina di grano tenero (o tipo 0), olio extravergine d'oliva pugliese, vino bianco secco locale (come Verdeca o Castel del Monte) e sale.
Il vero segreto della loro texture unica sta nella doppia cottura (tecnica della bollitura): la pasta lavorata e sagomata a cordoncini chiusi ad anello viene prima immersa per pochissimi secondi in acqua bollente salata finché non risale a galla. Una volta asciugati su panni di cotone, i taralli vengono trasferiti in forno caldo per completare la cottura e la doratura, ottenendo la tipica lucentezza e friabilità.
Prodotto da forno / Panetteria secca tradizionale.
Puglia (Bari, Bat, Foggia, Salento e Valle d'Itria).
Disponibili tutto l'anno.
La nascita del tarallo si perde nella notte dei tempi, indicativamente intorno al XV secolo. La leggenda vuole che sia stato inventato dalla creatività di una madre pugliese che, non avendo nulla in dispensa per sfamare i propri figli se non un po' di farina, olio, vino bianco e sale, impastò questi ingredienti dando loro la forma di un piccolo anello da cuocere al forno.
Con il passare dei secoli è diventato la quintessenza del benvenuto in Puglia: offrire “pane e taralli” con un bicchiere di vino è tuttora il gesto simbolico con cui si accoglie un ospite in casa.
L'espressione popolare italiana "finire a tarallucci e vino" deriva proprio da questa antica usanza risorgimentale di risolvere qualsiasi contesa o discussione sedendosi a tavola e condividerne la semplicità.
Tre accorgimenti per portare in tavola i taralli pugliesi classici.
I taralli temono principalmente l'umidità, che ne compromette la croccantezza. Vanno conservati in sacchetti di plastica per alimenti ben sigillati o all'interno di scatole di latta. Se ben custoditi, mantengono la loro fragranza originaria per oltre un mese.
Sono lo snack aperitivo per eccellenza. L'abbinamento territoriale perfetto prevede un calice di vino bianco pugliese fresco e sapido, come un Locorotondo DOP, un Bombino Bianco o un Primitivo rosato. Si accompagnano divinamente a salumi della tradizione (come il Capocollo di Martina Franca) e a formaggi stagionati o freschi (come la Burrata di Andria o il Canestrato Pugliese).
Oltre al consumo classico come "rompidigiuno", quando finemente sbriciolati i taralli rappresentano una perfetta panatura croccante e aromatica per filetto di pesce, verdure al forno o per dare consistenza a primi piatti a base di cime di rapa o pomodori secchi.
Scopri i Marchi che realizzano i Taralli pugliesi classici certificati IFH.
Compila la modulistica e verifica la presenza dei requisiti per avviare le procedure