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Mozzarella di latte di bufala — Italian Food Heritage

Mozzarella di latte di bufala

La "Regina bianca" della tradizione casearia italiana
Lattiero-caseario · Campania · Latte 100% bufalino · Certificazione DOP

Solo quattro ingredienti

Latte di bufala fresco, siero-innesto naturale, caglio di vitello e sale: nient'altro.

Filatura a 90°C

La cagliata matura viene lavorata con acqua bollente fino a diventare elastica e filante.

Mozzatura a mano

Il gesto artigianale con cui il mastro casaro "mozza" la pasta con indice e pollice.

Certificazione DOP

Massima espressione nella Mozzarella di Bufala Campana DOP e nei presìdi a latte crudo.

Candida e inconfondibile, la Mozzarella di latte di bufala è uno dei simboli più celebri della cultura gastronomica italiana nel mondo. Formaggio fresco a pasta filata molle, si distingue subito per la sua superficie liscia e il colore bianco porcellana, ben diverso dalle sfumature paglierine tipiche della mozzarella di latte vaccino.

All'olfatto regala intense note di latte fresco, panna e burro, arricchite da un sottile e piacevole sentore animale. Al morso oppone una lievissima resistenza iniziale dovuta all'elasticità della pasta, per poi cedere rilasciando un'abbondante e deliziosa cascata di siero: il sapore è un equilibrio perfetto tra dolcezza, sapidità e una nota lievemente acidula.

L'area d'origine principale comprende la Campania (Caserta, Salerno, Napoli, Benevento), il Basso Lazio, il Foggiano e il Molise. È disponibile tutto l'anno, con un picco di qualità durante i mesi primaverili ed estivi.

La Storia

Radici nel Medioevo

La presenza dei bufali nel Centro-Sud Italia risale al X-XII secolo, portati dai Re Normanni o giunti attraverso i commerci arabi. Il legame con terre come la Piana del Sele o la piana casertana fu immediato: la forza straordinaria di questi animali li rendeva gli unici in grado di pascolare e muoversi nelle zone acquitrinose dell'epoca.

Le prime tracce storiche scritte risalgono al XII secolo, quando i monaci del monastero di San Lorenzo ad Aversa offrivano ai pellegrini un formaggio chiamato mozza o provatura. Il termine mozzarella appare invece per la prima volta in un testo ufficiale nel 1570, citato nel ricettario di Bartolomeo Scappi, cuoco della corte papale.

Per secoli è stata considerata un prodotto di nicchia, da consumare al momento poiché difficile da conservare prima dell'avvento della refrigerazione moderna.

La Lavorazione

Dalla materia prima al prodotto finito

Quattro momenti della filiera che portano il latte di bufala a diventare mozzarella.

Raccolta del latte
Raccolta del latte
Formazione della cagliata
Formazione della cagliata
Filatura a caldo
Filatura a caldo
Mozzatura a mano
Mozzatura a mano
La Degustazione

Come gustarla al meglio

Tre accorgimenti per portare in tavola la mozzarella di bufala nel modo più autentico.

01

La regola d'oro

Non servire mai la mozzarella fredda di frigorifero: la bassa temperatura ne blocca gli aromi e irrigidisce la pasta. La temperatura ideale è tra i 18°C e i 20°C — se è stata in frigo, immergi la confezione sigillata in acqua tiepida per 15-20 minuti.

02

Abbinamenti ideali

Si sposa magnificamente con grandi vini bianchi campani di buona struttura, come un Fiano di Avellino, un Asprinio d'Aversa o un Greco di Tufo. Nella variante affumicata, meglio un rosso giovane come un Piedirosso.

03

In cucina

Protagonista indiscussa della classica Caprese, con pomodori maturi, basilico fresco e un filo d'olio extravergine. Splende anche sulla pizza napoletana, lasciandola sgrondare per qualche ora prima di infornare.

Fonte e Tutela: Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP
Il Territorio

Dove nasce questo prodotto

Campania, Italia

La Certificazione

Come garantiamo questo prodotto

Ogni prodotto del Registro attraversa un percorso di candidatura, valutazione in cieco da parte di un panel indipendente e verifica annuale, per assicurare che gli standard di qualità restino costanti nel tempo.

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